Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

domenica 22 settembre 2013

Femminicidio: il corpo delle donne e l’emergenza sociale

«Prevenzione e contrasto della violenza di genere»
Una proposta di riflessione sul decreto-legge n. 93

Lo scorso 8 agosto il governo ha approvato un decreto legge piuttosto composito che tratta anchedi violenza sulle le donne. Il giorno seguente – 9 agosto 2013 – le prime pagine dei quotidiani nazionali annunciavano con entusiasmo l’approvazione di un provvedimento contro il “femminicidio”. Ad oltre un mese di distanza, lo scarto che intercorre tra la complessità e l’eterogeneità dei temi su cui si esprime la legge e la sua riduzione mediatica a un decreto compatto contro la violenza di genere merita di essere interrogato nuovamente (1). Nel frattempo, a partire dal 17 agosto 2013, il decreto è entrato effettivamente in vigore.

La prima ragione per cui approfondire la materia e la forma del decreto-legge 93 risiede nel fatto che in regime di governance biopolitica ogni attività di giuridificazione esplicitamente rivolta a soggettività specifiche e incarnate è, in realtà, portatrice di valenze più generali. In fase di crisi, inoltre, la ristrutturazione degli assemblaggi politico-istituzionali attraverso processi normativi parziali e segmentati tende ad assumere forme e modalità particolarmente accentuate. Questa assunzione primaria – che definisce anzitutto un metodo d’analisi – suggerisce una prima questione. Ovvero: qual’è il senso del decreto sul “femminicidio” nel contesto specifico in cui è stato emanato e con le caratteristiche proprie che lo caratterizzano? Il problema è complesso e non prevede una soluzione unica e definitiva. Tuttavia, la sua formulazione permette di confrontarsi criticamente con un regime discorsivo che, in ultima analisi, sembra impedire la messa a fuoco precisa del fenomeno della violenza di genere. Il discorso pubblico sulla violenza – al contempo istituzionale e mediatico, secondo una dinamica di performatività reciproca tra i livelli – si articola attraverso due strategie retoriche, solo apparentemente contraddittorie. Da un lato si registra la ricorrenza a una retorica emergenziale e, per altro verso, si può osservare il ricorso a una sorta di paradigma della “civilizzazione”.

venerdì 9 agosto 2013

Note sui provvedimenti contro femminicidio et alia

8 agosto 2013: il governo approva un decreto sulla sicurezza che tratta, tra l'altro, di violenza sulle donne. 9 agosto 2013: le prime pagine dei quotidiani nazionali annunciano con entusiasmo l'approvazione di un decreto legge contro il femminicidio. Lo scarto tra il fatto e la notizia – oltre al contenuto del decreto stesso – ci spinge a formulare alcune considerazioni, ad impostare un ragionamento che si propone il confronto e il dialogo con altre donne e uomini.

Prima considerazione: chiamare le cose con il loro nome
Il decreto approvato ieri dal governo contempla un insieme di provvedimenti repressivi su vari fronti tra cui, in primis, quello della libertà di contestazione e opposizione alle scelte del governo stesso. Tra i provvedimenti annunciati, infatti, spicca l'inasprimento delle pene per la violazione dei cantieri delle cosiddette “grandi opere” con riferimento esplicito alla questione tav. Questo è un modo (nemmeno troppo raffinato) di attaccare le modalità concrete e vive con cui si esprime il Movimento no Tav e dunque di attaccarlo a priori e tout court. L'attacco risulta così diretto al principio stesso della contestazione e dell'opposizione: si colpisce la parte per il tutto. In via analogica e paradossale è come se, un domani, si vietassero cortei e manifestazioni per ragioni di sicurezza stradale. Proprio in questi giorni, tra l'altro, molti esponenti dei sindacati di polizia e del centrodestra parlano della possibile introduzione del “reato di blocco stradale”, che – attraverso un uso arbitrario e chirurgico delle norme – servirebbe a colpire uno degli strumenti più efficaci di cui la lotta NoTav si è dotata negli ultimi anni. La natura puramente repressiva delle misure proposte è evidente e coerente con l'abbandono definitivo da parte del governo di qualsiasi confronto sul piano della discussione e delle ragioni (sulla questione tav come su altri problemi che riguardano il nostro presente).

domenica 28 luglio 2013

Se non con Marta quando? Se toccano una toccano tutte

Continuano le numerose iniziative di solidarietà a Marta.
Dalle contestazioni al segretario del Pd Epifani a Roma al presidio davanti al Palagiustizia di Torino durante il suo interrogatorio, passando per appelli, lettere e i numerosi messaggi postati sui social network.
In particolare dal nostro blog vogliamo farci megafono di due iniziative promosse dalle compagne di Pisa, alle quali vi invitiamo ad aderire numerose/i.

La prima si può trovare alla pagina Facebook Se non con Marta quando? Se toccano una toccano tutte, che oltre ad essere il titolo della campagna sono anche gli hashtag da utilizzare su Twitter.
E' importante fare capire che quanto é accaduto a Marta ci riguarda tutte e tutti e che di certo non la lasceremo sola.

La seconda é un appello che riportiamo integralmente qui sotto e che mira a raggiungere il più alto numero di firme possibile per ribadire che le violenze e le molestie di quella notte non possono essere né tollerate né messe a tacere, e che dobbiamo tutti/e pretendere giustizia per Marta e sostenerla in questo percorso.

Ciò che ha subito poteva accadere a chiunque di noi.

Siamo tutte Marta!

sabato 27 luglio 2013

Lettera a Marta dal Movimento No Tav

da www.notav.info

Durante l’attacco ai manifestanti No TAV da parte delle forze dell’ordine avvenuto la notte del 19 luglio scorso presso il cantiere della Val Clarea, una giovane manifestante catturata dalla polizia ha denunciato pubblicamente non solo di  essere stata manganellata dopo che il fermo era già avvenuto, ma anche palpeggiata nelle parti intime dagli uomini delle FFOO nonché fatta oggetto di sputi e di pesanti insulti.

Non abbiamo letto una sola riga di indignazione , né ascoltato una sola parola di condanna da parte delle varie personalità femminili  radical chic , sempre pronte a riempirsi la bocca di espressioni sdegnate quando una donna diviene bersaglio della violenza maschile e delle logiche maschiliste.

giovedì 25 luglio 2013

Presidio al Tribunale di Torino per Marta. Ora e sempre No Tav!

Ripubblichiamo le parole che Marta, attivista No Tav brutalmente pestata e molestata dalla polizia dopo essere stata fermata nel corso della passeggiata attorno al cantiere dello scorso 19 luglio.
Domani mattina Marta sarà al Tribunale di Torino per essere interrogata dai Pm Rinaudo e Padalino, gli stessi che da mesi portano avanti un attacco durissimo contro il movimento No Tav. Una prima convocazione per interrogarla in quanto indagata rispetto ai fatti di venerdì notte, una seconda per ascoltarla rispetto alle molestie sessuali subite e denunciate pubblicamente.
Contemporaneamente ci sarà un presidio all'esterno per ribadire una volta di più che Marta non sarà mai sola.
Appuntamento alle 12.30 davanti al Tribunale di Torino.
Se toccano una toccano tutte!
No Tav fino alla vittoria!

Pisa, 25 Luglio 2013
Mi hanno ferita, ma le ferite che fanno più male non sono quelle sulla pelle, ma quelle sottopelle, quelle che non mi lasciano dormire di notte. 
A queste si aggiungono gli insulti gratuiti e vigliacchi scagliati da dietro un pc o dal microfono di una radio.
Lavoro aiutando donne che hanno subito violenza, le spingo a lottare per se stesse, ed ora che tocca a me non mi tiro indietro.
In questi giorni sono state tante le braccia che mi hanno stretto e che mi hanno dato forza.
Il calore della pelle dei compagni e soprattutto delle compagne aiuta a rimarginare ciò che si è rotto. Come braccia strette a cordone che sorreggono e spingono in avanti, a testa alta.
Ringrazio già da ora chi mi è stato vicino e chi lo sarà domani davanti al tribunale di Torino.
Ringrazio le Donne della Val di Susa.

Se toccano una toccano tutte!
Non un passo indietro!

Marta Camposano

martedì 23 luglio 2013

Su quei sentieri c'eravamo tutti/e! Solidarietà a Marta

Venerdì 19 luglio centinaia di No Tav sono tornati a percorrere i sentieri della val Clarea, per contestare un cantiere-fortino emblema della devastazione e della speculazione che la grande opera del Tav porta con sé.
L’odore acre dei lacrimogeni che rendono l’aria irrespirabile e vengono sparati con la chiara intenzione di colpire chi percorre i sentieri è stato spesso sperimentato - in particolare durante questi ultimi anni di lotta No Tav - ma durante l’ultima passeggiata notturna chi difende gli interessi del Tav ed anche chi si schiera per proteggerli ha deciso di andare oltre i già vergognosi e gravi atteggiamenti tenuti dalle forze dell'ordine nel corso di questi anni.
Sono partite cariche a freddo - e di una violenza inaudita - contro chi quella sera affollava la strada di Giaglione; nella fuga sui sentieri 9 persone sono state fermate dalla polizia e sottoposte ad infami accanimenti tra manganellate ed insulti mentre si trovavano già immobilizzate a terra.
Tra di loro c’è anche Marta, compagna pisana attiva da anni su tanti fronti di lotta tra cui quello contro il Tav.
Su quanto accaduto quella sera e sugli arresti che ne son conseguiti ci uniamo alle parole che il movimento ha speso da subito contro una gestione infame della difesa del cantiere e di solidarietà con i fermati.
A qualche giorno di distanza ci preme però tornare sulla vicenda di Marta, che dopo essere stata portata in ospedale e rilasciata con una denuncia, nella conferenza stampa indetta dal movimento il giorno successivo ha denunciato l’orrendo trattamento ricevuto nelle ore in cui si è trovata tra le mani dei celerini: insulti, minacce e manganellate che le hanno ferito un braccio e procurato 8 punti di sutura al labbro. E poi i palpeggiamenti e le violenze perché l’accanimento contro Marta passasse anche per la denigrazione, la molestia sessuale, l’offesa.

lunedì 1 luglio 2013

Donne In Movimento, programma della due giorni al campeggio No Tav

Pubblichiamo il programma della due giorni di iniziative organizzate dalle Donne In Movimento all'interno dell'estate di lotta No Tav.
Appuntamento per sabato 6 e domenica 7 luglio al presidio di Venaus e a Giaglione, non mancate!


martedì 11 giugno 2013

Nel nome del Padre (e della famiglia)


Il discorso del potere differisce dal potere effettivo.
Questo ce lo insegna la filosofia politica e, volendo esplicitare e semplificare il significato della massima, potremo dire che il potere non si racconta mai onestamente. Il problema è più complesso, ma anche sotto questa sfumatura particolare è sufficiente a svelare il paradosso della nomina di Isabella Rauti a consigliera del Viminale per le politiche di contrasto alla violenza di genere e al femminicidio. Ovviamente non è necessario possedere strumenti ad alta precisione di critica politica per mettere in evidenza il carattere volgarmente ideologico con cui, ormai, il potere si auto-legittima in modo del tutto autoreferenziale. La classe politica italiana, infatti, si riproduce per cooptazione parentale o, più in generale, personale e servile come accade tipicamente in tutti gli Stati in cui il processo di modernizzazione tecnico-politica risulta tutto sommato incompiuto. Da questo punto di vista, la corruzione e l'incompetenza strutturale non sono tanto eccezioni legate ai nomi e ai volti di personaggi più o meno squallidi, ma la realizzazione specificamente italiana della forma Stato. Dunque, che Isabella Rauti sia la moglie di Alemanno, e che questo fatto non sia ininfluente alla nomina appena ricevuta, s'iscrive perfettamente nelle dinamiche attraverso cui si riproduce la classe politica italiana. Dinamiche rispetto alle quali non possiamo far altro che lottare ogni giorno, lasciando ad altri/e le indignazioni, gli appelli alla meritocrazia come sistema sostitutivo di produzione delle elite, il sessismo che spesso accompagna la denuncia dello scambio sesso-economico e così via.
Qualcosa, tuttavia, vorremo aggiungerlo.
Anzitutto una nota sul milieu fascista (in senso filologico e non vagamente retorico) da cui proviene la Rauti. La destra di cui la neo-consigliera fa parte, infatti, è una destra tradizionale di esplicita ispirazione fascista e nemica delle donne, tanto per vocazione ideologica quanto per eredità storica. Tra le più brutali forme di violenza connaturate al fascismo, infatti, si può annoverare il tentativo di ridurre le donne a un unico corpo-macchina riproduttore della forza lavoro. Su questo punto, in particolare, la figura di Isabella Rauti esprime una continuità inquietante. La Rauti, infatti, è stata una delle prime firmatarie della legge Tarzia, la legge laziale che permette e favorisce l'ingresso nei consultori dei Movimenti cattolici antiabortisti e integralisti e che – dunque – sottopone le donne che intraprendono un'interruzione di gravidanza a una grave violazione della loro libertà di scelta e, molto spesso, a vere e proprie aggressioni fisiche e verbali. Ogni arretramento in materia di diritto all'aborto, inoltre, implica un aumento vertiginoso delle vittime di aborto clandestino e dunque una crescita della quantità di violenza di genere che – secondo il paradigma menzognero del discorso politico – la neoconsigliera dovrebbe contrastare.

martedì 4 giugno 2013

CORPI REAGENTI: due giorni di sperimentazione sulla performatività dei corpi

A conclusione del progetto 'What's Body?' che abbiamo portato avanti nel corso dell'anno con diversi incontri, vogliamo approfondire il discorso sul corpo proponendo due giornate dedicate alla sperimentazione e alla performatività.
L'evento sarà articolato in due giornate:

- SABATO 15 GIUGNO @ csoa ASKATASUNA (corso Regina, 47)
alle ore 15: laboratorio MY SLUTWALK a cura del collettivo femminista Le Ribellule Collettivo Femminista (leribellule.noblogs.org)
...a seguire aperitivo danzante in compagnia de Le Elettrosciocchine!

- DOMENICA 16 GIUGNO @ circolo Maurice (via Stampatori, 10)
alle ore 15: MASCHILITA' DI CHI? laboratorio di Kinging a cura del Lab. Sguardi Sui Generis
...a seguire merenda queer!

VI ASPETTIAMO!

Di seguito una breve presentazione e alcune indicazioni utili per i workshop programmati per le due giornate:

venerdì 31 maggio 2013

FAMoLo PRIDE: sessualità e famiglie come meglio crediamo!

 “Essere legittimati/e dallo Stato significa entrare a far parte dei termini
della legittimazione offerta e scoprire che la percezione di sé in
quanto persona, pubblica e riconoscibile, dipende essenzialmente
dal lessico di tale legittimazione”.
 ”Interrogarsi su chi desidera lo Stato, chi può desiderare ciò che lo Stato desidera e perché”

Judith Butler

Il Torino Pride del 2013,  che si svolgerà sabato 8 giugno, ha come focus il tema delle famiglie.
Ma cos'è realmente una famiglia?
Se osservata nel tempo e nello spazio, chi la studia ci dice quanto sia difficile darne una definizione precisa:  più semplice appare certamente l'analisi di come si faccia famiglia, piuttosto di quella sul cosa essa sia. A fronte di alcune caratteristiche più o meno indispensabili (solidarietà, aiuto reciproco, sodalizio economico, affetto, (non sempre) sesso, ecc.), le declinazioni appaiono molto varie: storicamente, geograficamente, culturalmente e socialmente definite.

Il movimento gay negli anni '70 si rivelava quanto meno avverso alla famiglia, se non il suo ideale distruttore; oggi quello lgbttqi chiede forse un po' troppo insistentemente di partecipare ad una visione specifica e normativa della stessa, “omologata” e “omologante”? La richiesta è forse quella  di entrare a far parte di quei “privilegi” che una determinata forma affettivo/relazione ben definita (che parte dal duale, dalla coppia adulta), permette di raggiungere, rispetto alle altre?

L'insistenza della richiesta è certamente comprensibile alla luce di  alcuni effetti pratici non facilmente negabili e tanto meno banalizzabili- spesso legati alla vita quotidiana-  che un tale riconoscimento permetterebbe di raggiungere, ben espressi nel documento politico del Torino Pride 2013 e un po' in tutte le piattaforme del movimento lgbttqi degli ultimi anni: riconoscimento bimbi/e per @ genitor@ non biologico, possibilità di adozioni, questioni ereditarie, diritto alla cura e vicinanza al/la partner, ecc.