Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.
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venerdì 4 febbraio 2011

SENZA STUPORE: ECCEZIONE E NORMA AI TEMPI DI ARCORE

«Lo stupore perché le cose che noi viviamo sono “ancora” possibili nel ventesimo secolo non è filosofico. Non sta all'inizio di alcuna conoscenza, se non di questa: che l'idea di storia da cui deriva non è sostenibile».
Walter Benjamin, 1940.


Con queste parole, Walter Benjamin impartiva una lezione di metodo critico che continua a valere: quando di fronte ad accadimenti politici ci si appella all'eccezione – oppure ci si indigna denunciando un regresso rispetto a una presunta norma di civiltà – ciò significa semplicemente che non si è capito nulla o non abbastanza, che non si dispone di strumenti adatti a comprendere il proprio tempo. A partire da questa considerazione – assunta come strategia metodologica – è possibile costruire una riflessione sugli scandali sessuali che hanno scosso la cronaca italiana delle ultime settimane, cercando di sottrarsi sia alla trappola del cinismo che a quella del moralismo.

«Lo stupore non è filosofico». In prima istanza, la massima suggerisce di sgomberare il campo dalle posizioni che – se pur in modi e con intenti differenti – considerano l'accaduto una deviazione rispetto alla regola dell'esercizio del potere, il risultato scabroso di vizi e perversioni private da cui difendere il corpo sano della democrazia. Questa, come si evince dai maggiori quotidiani nazionali, è l'opinione dominante nella sinistra istituzionale, condivisa anche da molti cittadini italiani e fondata su una sorta di soglia etica minima, equiparabile al buonsenso. I comportamenti del premier – si legge nei vari editoriali e appelli – offendono la dignità delle donne e della democrazia. Da questo teorema, piuttosto riduttivo, deriva un sentimento diffuso d'indignazione, una pratica collettiva di sdegno morale che tuttavia non tarda a mostrare inclinazioni ambigue e politicamente inconseguenti, quando non pericolose. 

martedì 4 gennaio 2011

Costruzione del/la martire e strategie del consenso: a proposito della Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi

La decisione del Governo di istituire la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi il 9 Febbraio, anniversario della morte di Eluana Englaro, rappresenta un tentativo di mistificarne la memoria che lascia allibiti. Nel comunicato di partecipazione redatto dalla sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella, Eluana, da simbolo della lotta per la propria autodeterminazione, diventa martire di una magistratura assassina, incarnazione di un diritto allo Stato Vegetativo negato. Alla sua vicenda viene conferita una esemplarità che, in assoluta malafede, la piega a prova del 9 di un teorema politico.

Ma come spiegare la sfacciataggine di chi per costruire consensi attorno alla propria ideologia si rivolge proprio alle vicende umane che ne hanno rappresentato lo scacco?
Siamo di fronte ad una retorica capace di riassorbire ogni devianza, ogni percorso altro, sterilizzandolo e rifunzionalizzandolo nel quadro di una narrazione pro-vita che tutto ingloba; una narrazione tanto totale quanto totalitaria. Totalitaria, infatti, continua ad apparirci la volontà di erigere un determinato concetto di vita, sorto nel quadro della militanza fondamentalista cattolica, al rango di universale che tutti include e che, dunque, tutti può normare.

WE CAN DO IT!

Il 31 dicembre scorso è morta Geraldine Hoff Doyle, l'operaia divenuta icona del movimento femminista, qui ritratta nella foto che ispirò il celebre manifesto.



Lo scopo con cui fui inizialmente ideato, per volontà del Comitato di coordinamento della Produzione bellica americano, era quello di incoraggiare le donne a lavorare per sostenere lo sforzo bellico.
Solo poi negli anni ottanta, divenne emblema pop della lotta femminista e fu solo in quegli stessi anni che Geraldine, sfogliando per caso una rivista, riconobbe se stessa nel volto ritratto in quel manifesto.

sabato 27 novembre 2010

CONTRO CATERINA FERRERO E LA SUA DELIBERA. REPORT DELLA CONTESTAZIONE.

Ieri, 25 novembre 2010, cogliendo l’occasione della presenza dell’assessore Caterina Ferrero
presso il Rettorato dell’Università degli Studi di Torino, siamo andate/i a porgerle il nostro più
sentito dissenso. L’assessore, autrice della Delibera che introduce gli integralisti cattolici dentro i
consultori pubblici, non poteva presenziare in Rettorato senza che ci muovessimo per urlare forte
e chiaro per le vie della città il nostro netto rifiuto a politiche che con violenza si vogliono imporre
sulla nostra libertà di autodeterminazione.

CONTRO UN GOVERNATORE RAZZISTA E OMOFOBO, SOGGETTI LIBERI E AUTODETERMINATI!

A febbraio, con l’elezione del governatore Cota, il Piemonte ha immediatamente ricevuto “in regalo” il
famigerato “Patto per la vita e la famiglia” firmato dal suddetto leghista e che fa della lotta alla libertà di scelta
degli individui, in particolare donne, gay, lesbiche, transgender e migranti, la sua crociata personale. Sei
punti le cui parole chiave sono VITA e FAMIGLIA, ovviamente presentate da un punto di vista meramente
cattolico. La vita da difendere è quella dell’embrione non ancora formato e dei bambini a patto che siano
nati da una famiglia monogamica ed eterosessuale, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. E
gli/le altri/e? La vita della donna in quanto donna e non per forza in quanto madre passa completamente
in secondo piano. Più soldi ai movimenti cattolici antiabortisti e totale messa in discussione della libertà
d’aborto attraverso l’approvazione della delibera firmata Caterina Ferrero che sancisce l'ingresso nei
consultori pubblici piemontesi del “Movimento per la vita” e che costituisce un grave attacco frontale al
diritto all’autodeterminazione delle donne. Per quanto riguarda gay, lesbiche e transgender, Cota respinge
vigorosamente i loro diritti e non riconosce la loro libertà di scelta in campo sessuale. Anzi, pare proprio non
voler riconoscere essi/e stessi/e in quanto tali e non appartenenti al modello unico previsto.

E i migranti? Beh, Cota non poteva certo esimersi dal pronunciarsi rispetto a uno dei temi che più stanno a
cuore alla Lega, ovvero la loro espulsione. Qui tutto si gioca nella fondamentale distinzione tra buoni (e qui
rientrano soprattutto donne –intese come badanti- mamme e bambini) e cattivi (il gruppo più numeroso).
Ovviamente per questi ultimi è previsto il rimpatrio, non prima di un “soggiorno” nei CIE, un carcere a tutti gli
effetti.

giovedì 25 novembre 2010

CONTRO LA DELIBERA FERRERO MOBILITIAMOCI!

Il 15 novembre scorso il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato come delibera il Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l'interruzione di gravidanza proposto dall'assessore Caterina Ferrero. Questa delibera sancisce l'ingresso del Movimento per la vita all'interno dei consultori pubblici regionali, segnando la prima tappa concreta per la realizzazione del Patto per la vita e la famiglia, firmato da Cota in campagna elettorale con la parte piintegralista del mondo cattolico.

Oggi, 25 novembre, Caterina Ferrero alle 17.00 sarà presente nell'Aula Magna del Rettorato (via Po 17) per presenziare a un convegno di chirurgia. In questa giornata dedicata alla denuncia della violenza sulle donne ci sembra fondamentale contestare l'autrice di una delibera che, di fatto, danneggia fortemente la libertdà i autodeterminazione delle donne.

domenica 21 novembre 2010

DI COSA PARLA IL PROTOCOLLO FERRERO?


Ecco qui un breve riassunto con qualche commento della delibera che potrà cambiare volto e significato ai consultori per come li abbiamo finora conosciuti.
Il 15 ottobre scorso il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato come delibera il “Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza” proposto dall’assessore Caterina Ferrero.
Il 9 novembre la maggioranza ha inoltre respinto la richiesta dell’opposizione di sospendere tale delibera. 

venerdì 5 novembre 2010

Sessismo Ordinario

Sessismo ordinario

Da qualche giorno la stampa italiana dedica ampio  spazio all'ennesima “battuta” omofoba e sessista del premier Silvio Berlusconi. La cronaca è ormai nota, come del resto il tenore delle reazioni ufficiali: mal celata ipocrisia e indignazione sembrano mettere d'accordo tutti.
Per quanto ci riguarda non scopriamo nulla di nuovo. Non per questo intendiamo minimizzare il fatto singolo – la violenza sessista, infatti, va combattuta in ogni sua manifestazione concreta – ma ci proponiamo semplicemente di individuare, accanto ai nemici, i falsi amici, altrettanto insidiosi. Da questo punto di vista, il fatto di cronaca presenta interessanti sfumature su cui brevemente avanziamo alcune riflessioni.

martedì 26 ottobre 2010

A proposito del Movimento per la Vita

La cronaca di questi giorni ci ha inevitabilmente portat* a riflettere nuovamente sulla strumentalità di discorsi minanti l'autodeterminazione delle donne. La testimonianza di Maria apparsa ieri su «La Repubblica» e la dichiarata intenzione, o meglio, mantenuta promessa, di Roberto Cota di finanziare la formazione del personale del Movimento per la vita rientrano in un più generale quadro di attacco ai diritti delle donne.

Leggendo il j’accuse di Maria, la prima reazione è inevitabilmente stata di rabbia e disgusto. La straniante sensazione di non poter proiettare in un altrove distante nel tempo e nello spazio quanto accaduto in questi giorni, si è sommata immediatamente anche alla solidale immedesimazione con la sua testimonianza. La sua storia non è un caso isolato, di donne come Maria ce ne sono molte altre. A caratterizzarla non è la sua vicenda, ma la sua reazione, cifra della dignità di chi non accetta di essere ricondotta forzatamente al ruolo di vittima né, tanto meno, di carnefice.