Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

giovedì 7 agosto 2014

Il discorso israeliano sulla violenza sessuale emerge nell'assalto a Gaza

Pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso oggi sul sito Maam News Agency a firma Alex Shams.

Una donna indossa solo una bandiera israeliana durante una manifestazione di fronte alle Nazioni Unite, 28 Luglio 2014 a New York. (AFP / Stan Honda)

Mentre le bombe cadevano su Gaza nelle ultime quattro settimane, un'altra guerra era in corso, con in palio i cuori e le menti del pubblico globale.
Anche se meno letale, questa guerra di parole offre uno sguardo eloquente sui cambiamenti in corso tra gli intellettuali mainstream israeliani e sionisti, rivelando che ciò che gli esperti sostengono è una visione del mondo sionista sempre più violentemente razzista e sessista.
Diana Buttu, avvocato palestinese ed ex membro del gruppo di negoziatori dell'Olp, ha detto a Ma'an che, da quando è iniziato l'assalto israeliano, è stata sommersa da centinaia di e-mail cariche di odio e minacce violente. Anche se lei è "abituata" a ricevere odio per posta, ha detto che il tono e la quantità era "senza precedenti".
"In passato ricevevo messaggi in cui mi chiamavano pazza o fuori di testa, ma ora dicono cose come 'dobbiamo uccidere tutta la feccia musulmana', senza scordare i gruppi organizzati di israeliani che inviano regolarmente messaggi di posta elettronica per insultarmi."

lunedì 28 luglio 2014

La guerra di Israele contro le donne di Gaza e i loro corpi

Pubblichiamo la traduzione (a cura di Infoaut) di un articolo scritto il 23 luglio da David Sheen sul sito http://muftah.org, che rende bene l'idea di come la guerra di Israele contro la Palestina - e in particolar modo su Gaza - si faccia largo su più fronti, compreso quello del corpo delle donne.

Al cominciare della terza settimana dell'ultimo assalto di Israele a Gaza, la forza distruttiva scatenata sulla Striscia ha preso un tributo enorme, con oltre 650 palestinesi morti, più di 4.200 feriti - per lo più civili - e centinaia di migliaia di senzatetto. Come vede da Gaza, il livello di incitamento razzista anti-palestinese da parte dei maggiori esponenti politici, religiosi e culturali israeliani raggiunge ogni giorno nuovi picchi, ed ha assunto anche un tono misogino.

PROMUOVERE LO STUPRO DI GAZA E DELLE DONNE GAZAWI

Il 21 luglio i media israeliani hanno riferito che Dov Lior, rabbino capo dell'insediamento Kiryat Arba in Cisgiordania, ha emesso un editto religioso sulle regole di ingaggio in tempo di guerra, che ha poi inviato al ministro della Difesa del Paese. L'editto dichiara che secondo la legge religiosa ebraica, è lecito bombardare innocenti civili palestinesi e "sterminare il nemico."
Mentre Lior è tenuto in grande considerazione, è anche associato con il sionismo religioso di "ala conservatrice." Al contrario, David Stav, rabbino capo della città di Shoham è considerato un leader di una corrente "liberale" del sionismo. In un editoriale pubblicato lo stesso giorno dell'editto precedente, Stav definiva l'assalto a Gaza come una guerra santa, comandata dalla Torah stessa e che quindi deve essere spietata.

giovedì 17 luglio 2014

Queers for Palestine

Pubblichiamo un appello che sta girando in rete in questi giorni redatto da varie realtà femministe e LGBTQ che prende parola sull'ennesima aggressione a danno della Palestina, mettendo in luce e denunciando i tentativi di "Pinkwashing" da parte di Israele.
In queste settimane sono inoltre molti gli appuntamenti di mobilitazione in diverse città italiane e non solo: rilanciamo l'appuntamento a Torino per questo sabato - 19 luglio - per il corteo che partirà alle 15 dall'ex stazione Ceres. (qui l'evento)
Free Palestine!

In questi giorni stiamo assistendo con orrore all’ennesima aggressione militare israeliana alla Striscia di Gaza in seguito al presunto sequestro e omicidio di tre giovani israeliani da parte di Hamas.
Il bollettino di guerra ci parla di decine di morti tra i civili palestinesi, tra cui moltissimi bambini. Mentre il cielo di Gaza esplode senza lasciare tregua ad una popolazione stremata da decenni di occupazione militare e apartheid, Israele continua a presentarsi senza pudore alla comunità internazionale come l’unico stato del Medio Oriente impegnato nella difesa della democrazia, dei diritti universali e del riconoscimento delle soggettività LGBT.
Non ultimo il tentativo, avvenuto pochi giorni dopo la sparizione dei tre ragazzi israeliani, di mistificare la tortura e l’omicidio di un giovane palestinese da parte di alcuni coloni israeliani come un delitto d’onore messo in atto dagli stessi familiari della vittima a causa della sua omosessualità, mentre in Israele e in diverse città occidentali (compresa Roma) si moltiplicavano aggressioni feroci da parte di estremisti sionisti verso palestinesi e sostenitori della causa palestinese.

martedì 17 giugno 2014

Le facchine paura non ne hanno!


All’interporto di Bologna le facchine della cooperativa Mr Job stanno lottando contro le condizioni di sfruttamento in cui da anni lavorano. Condizione comune, purtroppo, a molti altri lavoratori al servizio delle cooperative ma qui si aggiunge un ulteriore elemento di ricattabilità: il genere. Queste lavoratrici –per la maggior parte donne straniere- hanno subito, oltre a soprusi e irregolarità di varia natura, anche molestie di tipo sessuale.
I responsabili si sono posti nei loro confronti come dei padroni assoluti e anche le parole utilizzate richiamano immaginari che vorremmo non esistessero: nelle interviste sentiamo usare la parola punizione, le lavoratrici riferiscono di capi che usano espressioni come:”qui Allah non esiste, sono io il tuo Dio e si fa come dico io” e raccontano di intimidazioni ricevute a proposito di possibili gravidanze e di violazioni continue della propria privacy e dei proprio spazi.
Ci sembra importante ribadire le responsabilità anche di chi come la Yoox appalta il lavoro alle cooperative per poi non curarsi minimamente delle condizioni di chi di fatto lavora a tutti gli effetti per l’impresa: dietro l’immagine smart di quest’azienda, fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana si celano condizioni vergognose e tutt’altro che friendly!

lunedì 16 giugno 2014

"Sessualità e disabilità, una prospettiva queer?" al topride 2014

mercoledi 18 giugno 2014
ore 20.30
Maurice glbtq
Via Stampatori, 10
sessualità e disabilità: una prospettiva queer?

VERSO IL TORINO PRIDE 2014 DEL 28 GIUGNO
(a seguito della discussione del 4 giugno promossa dal Maurice e dal Laboratorio sguardi sui generis):
incontro  di riflessione  e  organizzazione in vista della partecipazione al torino pride prossimo venturo


Cosa accomuna disabilità, intersessualità, omosessualità e transessualismo? Forse la marginalizzazione e l'invisibilità dei loro corpi e delle loro vite. Nonché la patologizzazione, o la negazione, della loro sessualità, etichettata come non “normale” e in quanto tale non aderente al discorso egemonico che delinea l'ideale corporeo nel bianco eterosessuale normodotato.
In modo simile a ciò che accade alle persone lgbtiq, nella patologizzazione del corpo disabile si lede alla possibilità di vivere una sessualità serena. Al suo corpo non viene data la possibilità di scegliere una vita sessuale appagante, lo si passivizza, medicalizzando la propria esistenza. Il corpo disabile viene reso asessuato o gli si impone una sessualità compassionevole e caritatevole annullando la sua capacità di essere potenzialmente fonte di piacere e di vivere una sessualità attiva.
 L’idea che muove queste riflessioni è di portare avanti un dialogo e una discussione condivisa tra soggetti che riconoscono la forza critica delle esperienze corporee e sessuali marginali, potendo usare gli strumenti critici che il pensiero queer ci ha dato come punto di partenza comune e nella prospettiva di liberare nuovi immaginari.

http://radioblackout.org/2014/06/verso-il-torino-pride-2014/

martedì 10 giugno 2014

Voci di donne sulla violenza di Stato: un contributo ai microfoni di Interferenze

In avvicinamento alla due giorni "Voci di donne sulla violenza di Stato" che si terrà in Valsusa il 14 e il 15 giugno, le redattrici e i redattori di radio Blackout propongono un percorso radiofonico che approfondisce vari aspetti di questo tema, purtroppo di estrema attualità. Qui potete trovare il programma completo delle trasmissioni che si occuperanno di proporre approfondimenti e interviste in vista della due giorni, e man mano anche i podcast delle puntate.

All'interno di Interferenze (in onda tutte le domeniche dalle 16 alle 17), una delle voci di donne che noi abbiamo intervistato come contributo alla riflessione è Simona, con cui abbiamo parlato del cosiddetto decreto 93 formulato e poi approvato nell'agosto 2013. Il decreto, tristemente famoso come “decreto femminicidio”, è un caso paradigmatico di pinkwashing, ovvero dell'utilizzo di tematiche di genere con finalità politiche strumentali, in questo caso specifico si utilizza la presunta retorica di difesa delle donne con finalità politiche strumentali volte alla criminalizzazione dei movimenti sociali, in particolare del movimento NO TAV.

mercoledì 28 maggio 2014

Sessualità e disabilità, una prospettiva queer?

Mercoledi 4 giugno 2014 ore 20.30
Presso il circolo Maurice glbtq
Via Stampatori, 10
 
Una discussione aperta sul tema promossa dal Maurice e dal Laboratorio Sguardi sui Generis:

Cosa accomuna disabilità, intersessualità, omosessualità e transessualismo? Forse la marginalizzazione e l'invisibilità dei loro corpi e delle loro vite. Nonché la patologizzazione, o la negazione, della loro sessualità, etichettata come non “normale” e in quanto tale non aderente al discorso egemonico che delinea l'ideale corporeo nel bianco eterosessuale normodotato.
In modo simile a ciò che accade alle persone lgbtiq, nella patologizzazione del corpo disabile si lede alla possibilità di vivere una sessualità serena. Al suo corpo non viene data la possibilità di scegliere una vita sessuale appagante, lo si passivizza, medicalizzando la propria esistenza. Il corpo disabile viene reso asessuato o gli si impone una sessualità compassionevole e caritatevole annullando la sua capacità di essere potenzialmente fonte di piacere e di vivere una sessualità attiva.
 L’idea che muove queste riflessioni è di portare avanti un dialogo e una discussione condivisa tra soggetti che riconoscono la forza critica delle esperienze corporee e sessuali marginali, potendo usare gli strumenti critici che il pensiero queer ci ha dato come punto di partenza comune.

venerdì 23 maggio 2014

Gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone...


La prima volta che mi sono draggata, “travestita da uomo”, è stata un'esperienza molto forte, avevo letto del workshop drag king da qualche parte e mi ci ero iscritta, timidamente, aspettando l'ultimo secondo utile. Delle parole dette non ricordo molto - costruzione e decostruzione, performatività, parodia, svelamento – quello che, a distanza di tempo ed esperienze, continuo a ricordare meglio sono i riflessi di volti concentrati, intenti a cambiare fisionomia.
I peli, appicicati con cura sul viso, non diventano come d'incanto barbe vere, eppure sono tutt'altro che “posticce”, come le maschere di una scena teatrale, sanno trasfigurare la realtà mostrandone verità profonde. Per molt* draggarsi, almeno per la prima volta, è un'esperienza di forte ampliamento della percezione del sé, delle proprie possibilità di essere e, di riflesso, di comprensione corporea della rigida prescrittività nella quale ci troviamo a vivere quotidianamente.

Come Laboratorio organizzare un workshop drag king ha voluto dire provare ad attraversare collettivamente questo tipo di esperienza ampliandone la possibilità di analisi. Ci ha permesso di ricogliere e ricollocare quelle parole chiave di decostruzione capaci di mostrare e descrivere alcuni di quegli aspetti più normativi e falsamente neutri della società. “Giocare con i generi” significa saper rendere evidente la falsità della naturalità di maschile e femminile. Permette di evidenziare il persistere di un rapporto di potere asimmetrico tra uomini e donne e, non ultimo, mette in luce come l'eterosessualità si rappresenti oggi come un orientamento neutro rispetto ad altre scelte sessuali possibili, oscurandone la propria normatività. (Per un approfondimento sul fenomeno drag king in Italia rimandiamo a Il re nudo a cura di M. Baldo, R. Borghi, O. Fiorilli)

venerdì 2 maggio 2014

Ma voglio vincere nei miei termini

In collaborazione con Commonware.

Sarà in libreria nei prossimi giorni Sorella outsider. Gli scritti politici di Audre Lorde (Il Dito e La Luna, 2014).
È un testo di grande importanza, che introduce nel dibattito italiano il pensiero potente e radicale di una femminista “nera, lesbica, madre, guerriera e poeta”. Anticipiamo i testi “La poesia non è un lusso” e “Un’intervista: Audre Lorde e Adrienne Rich", accompagnati dall’intervista a Margherita Giacobino, che ha curato la traduzione.

Audre Lorde resta ancora pressoché sconosciuta in Italia, questa omissione delle traduzioni del suo pensiero nella nostra cultura femminista può essere riconducibile a razzismi e classismi che caratterizzano parte del femminismo stesso nostrano, o forse la parte più autorevole e visibile di un femminismo bianco privilegiato cattolico ufficialmente eterosessuale. Qual è l’importanza di tradurre il suo pensiero oggi in Italia?

Non posso rispondere sull’importanza di tradurre il pensiero di Lorde a nome di altre persone, né posso farlo per un movimento che non sono neanche sicura di conoscere. Posso rispondere per me, in base alla mia esperienza, di persona che frequenta il pensiero di Lorde da più di dieci, quindici anni; Da quando furono organizzati i primi corsi al Maurice di Letteratura Lesbica mi sono convinta che era un’autrice da tradurre e ancor più lo credo adesso che ho realizzato questo lavoro per il quale ho letto veramente tutto di lei e ci ho lavorato a fondo.
L’importanza di conoscere e tradurre il pensiero di Lorde a mio avviso risiede nel suo essere estremamente aderente alle realtà fattuali. Lorde ci spinge a prendere sempre coscienza di quelle che sono le nostre realtà di vita, di classe, anche (le realtà) economiche, e a non pensare in maniera astratta, che poi si finisce sempre per negare il punto di vista di chi pensa; Per negare una parzialità facendola diventare fittiziamente universale. E, poi, c’è il modo in cui lei unisce, in maniera molto coerente e molto onesta, la sua vita, il suo privato, il suo percorso dentro di se con il lavoro politico esterno. Questo è anche un altro aspetto che considero rispetto alla dell’Italia, la politica oggi è quel regno là, dove ci si sporca le mani, dove si fa solo compromesso, dove si hanno sempre sott’occhio altre priorità, altre urgenze; Lei invece su questo ci riporta veramente a un lavoro che unisce il privato, l’individuo, l’interiorità e la soggettività con il politico, ci indirizza cioè verso tutta una serie di pensieri, di iniziative che è possibile fare in campo strettamente politico ma – almeno per me è stato così – ci fornisce un grande aiuto anche per quanto riguarda la vita quotidiana.

lunedì 14 aprile 2014

Come un cuore grande il cielo...Ciao Anna

Non abbiamo parole per esprimere il dolore e la rabbia per la perdita di Anna, sentiamo più che mai nostro quanto scrivono le compagne e i compagni del CSOA Gabrio. Anna siamo tutte noi ed è per questo che lottiamo contro chi tenta di strumentalizzarci per fare squallida campagna antiabortista, perché di aborto non si muoia né qui né altrove, perché la maternità o la non maternità siano sempre delle libere scelte! Come un cuore grande il cielo...ciao Anna


                                               Anna siamo tutte noi

“Torino, donna muore dopo l’aborto con la pillola”, La Stampa, 11 aprile 2014
“Aborto, muore in ospedale dopo aver usato la RU486”, Repubblica, 11 aprile 2014
“Morta dopo l’aborto farmacologico anche il ministero apre un’inchiesta”, La Stampa, 12 aprile 2014

Torino, una donna di 36 anni muore in ospedale dopo aver effettuato un’interruzione di gravidanza. I quotidiani hanno le idee chiare. C’è aria di scoop, inizia la giostra.
Eh già, perché non solo è morta di aborto (dato ancora da verificare, dal momento non ci sono gli esiti dell’autopsia), ma di aborto farmacologico e si tratterebbe del primo caso in Italia, uno dei pochi nel mondo.