Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

martedì 11 giugno 2013

Nel nome del Padre (e della famiglia)


Il discorso del potere differisce dal potere effettivo.
Questo ce lo insegna la filosofia politica e, volendo esplicitare e semplificare il significato della massima, potremo dire che il potere non si racconta mai onestamente. Il problema è più complesso, ma anche sotto questa sfumatura particolare è sufficiente a svelare il paradosso della nomina di Isabella Rauti a consigliera del Viminale per le politiche di contrasto alla violenza di genere e al femminicidio. Ovviamente non è necessario possedere strumenti ad alta precisione di critica politica per mettere in evidenza il carattere volgarmente ideologico con cui, ormai, il potere si auto-legittima in modo del tutto autoreferenziale. La classe politica italiana, infatti, si riproduce per cooptazione parentale o, più in generale, personale e servile come accade tipicamente in tutti gli Stati in cui il processo di modernizzazione tecnico-politica risulta tutto sommato incompiuto. Da questo punto di vista, la corruzione e l'incompetenza strutturale non sono tanto eccezioni legate ai nomi e ai volti di personaggi più o meno squallidi, ma la realizzazione specificamente italiana della forma Stato. Dunque, che Isabella Rauti sia la moglie di Alemanno, e che questo fatto non sia ininfluente alla nomina appena ricevuta, s'iscrive perfettamente nelle dinamiche attraverso cui si riproduce la classe politica italiana. Dinamiche rispetto alle quali non possiamo far altro che lottare ogni giorno, lasciando ad altri/e le indignazioni, gli appelli alla meritocrazia come sistema sostitutivo di produzione delle elite, il sessismo che spesso accompagna la denuncia dello scambio sesso-economico e così via.
Qualcosa, tuttavia, vorremo aggiungerlo.
Anzitutto una nota sul milieu fascista (in senso filologico e non vagamente retorico) da cui proviene la Rauti. La destra di cui la neo-consigliera fa parte, infatti, è una destra tradizionale di esplicita ispirazione fascista e nemica delle donne, tanto per vocazione ideologica quanto per eredità storica. Tra le più brutali forme di violenza connaturate al fascismo, infatti, si può annoverare il tentativo di ridurre le donne a un unico corpo-macchina riproduttore della forza lavoro. Su questo punto, in particolare, la figura di Isabella Rauti esprime una continuità inquietante. La Rauti, infatti, è stata una delle prime firmatarie della legge Tarzia, la legge laziale che permette e favorisce l'ingresso nei consultori dei Movimenti cattolici antiabortisti e integralisti e che – dunque – sottopone le donne che intraprendono un'interruzione di gravidanza a una grave violazione della loro libertà di scelta e, molto spesso, a vere e proprie aggressioni fisiche e verbali. Ogni arretramento in materia di diritto all'aborto, inoltre, implica un aumento vertiginoso delle vittime di aborto clandestino e dunque una crescita della quantità di violenza di genere che – secondo il paradigma menzognero del discorso politico – la neoconsigliera dovrebbe contrastare.

martedì 4 giugno 2013

CORPI REAGENTI: due giorni di sperimentazione sulla performatività dei corpi

A conclusione del progetto 'What's Body?' che abbiamo portato avanti nel corso dell'anno con diversi incontri, vogliamo approfondire il discorso sul corpo proponendo due giornate dedicate alla sperimentazione e alla performatività.
L'evento sarà articolato in due giornate:

- SABATO 15 GIUGNO @ csoa ASKATASUNA (corso Regina, 47)
alle ore 15: laboratorio MY SLUTWALK a cura del collettivo femminista Le Ribellule Collettivo Femminista (leribellule.noblogs.org)
...a seguire aperitivo danzante in compagnia de Le Elettrosciocchine!

- DOMENICA 16 GIUGNO @ circolo Maurice (via Stampatori, 10)
alle ore 15: MASCHILITA' DI CHI? laboratorio di Kinging a cura del Lab. Sguardi Sui Generis
...a seguire merenda queer!

VI ASPETTIAMO!

Di seguito una breve presentazione e alcune indicazioni utili per i workshop programmati per le due giornate:

venerdì 31 maggio 2013

FAMoLo PRIDE: sessualità e famiglie come meglio crediamo!

 “Essere legittimati/e dallo Stato significa entrare a far parte dei termini
della legittimazione offerta e scoprire che la percezione di sé in
quanto persona, pubblica e riconoscibile, dipende essenzialmente
dal lessico di tale legittimazione”.
 ”Interrogarsi su chi desidera lo Stato, chi può desiderare ciò che lo Stato desidera e perché”

Judith Butler

Il Torino Pride del 2013,  che si svolgerà sabato 8 giugno, ha come focus il tema delle famiglie.
Ma cos'è realmente una famiglia?
Se osservata nel tempo e nello spazio, chi la studia ci dice quanto sia difficile darne una definizione precisa:  più semplice appare certamente l'analisi di come si faccia famiglia, piuttosto di quella sul cosa essa sia. A fronte di alcune caratteristiche più o meno indispensabili (solidarietà, aiuto reciproco, sodalizio economico, affetto, (non sempre) sesso, ecc.), le declinazioni appaiono molto varie: storicamente, geograficamente, culturalmente e socialmente definite.

Il movimento gay negli anni '70 si rivelava quanto meno avverso alla famiglia, se non il suo ideale distruttore; oggi quello lgbttqi chiede forse un po' troppo insistentemente di partecipare ad una visione specifica e normativa della stessa, “omologata” e “omologante”? La richiesta è forse quella  di entrare a far parte di quei “privilegi” che una determinata forma affettivo/relazione ben definita (che parte dal duale, dalla coppia adulta), permette di raggiungere, rispetto alle altre?

L'insistenza della richiesta è certamente comprensibile alla luce di  alcuni effetti pratici non facilmente negabili e tanto meno banalizzabili- spesso legati alla vita quotidiana-  che un tale riconoscimento permetterebbe di raggiungere, ben espressi nel documento politico del Torino Pride 2013 e un po' in tutte le piattaforme del movimento lgbttqi degli ultimi anni: riconoscimento bimbi/e per @ genitor@ non biologico, possibilità di adozioni, questioni ereditarie, diritto alla cura e vicinanza al/la partner, ecc.

lunedì 27 maggio 2013

Dominique Venner, il popolo di Le Pen e gli spettri della Republique


Domenica 26 maggio. Questa mattina si è tenuto a Parigi un raduno nazionale di quello spaccato della società francese che da un po' di mesi si oppone all'estensione del diritto di matrimonio e adozione alle coppie gay. Un raduno partecipato, anche se il Milione di presenze rivendicate dagli organizzatori risulta decisamente una forzatura. Tuttavia, in questa sede, non importa misurare la temperatura politica complessiva della Francia (e come sarebbe possibile?), ma fare alcune considerazioni sull'emergenza di un'omofobia di massa su cui è necessario fermarsi a riflettere. Non si può liquidare la questione con indulgenza pensando a qualche coppia di anziani cattolici da compatire. Proveremo a condurre un piccolo ragionamento a partire da un fatto particolare (il diavolo si nasconde nei dettagli).

Appena qualche giorno fa, la cattedrale di Notre-Dame è stata sottratta alla routine del turismo. La cronaca ormai è nota, se non già vecchia: martedì 21 maggio, nel secondo pomeriggio, un uomo anziano si uccide ai piedi di uno degli degli altari di Notre-Dame sparandosi una pallottola in bocca (della reazione del gruppo Femen si dirà più avanti). Il fatto – di per sé non straordinario – acquisisce un interesse specifico non appena si introducono nella narrazione alcune qualificazioni che corrispondono a tre domande banali. Chi era l'uomo? Perché si è ucciso “pubblicamente”? Perché Notre-dame?
L'uomo si chiamava Dominique Venner e aveva 78 anni. Esponente dell'estrema destra francese, soldato in Algeria da ragazzo e poi membro dell'Organisation armée secrète (OAS), l'organizzazione clandestina e criminale che tra il '61 e il '62 si oppose all'indipendenza algerina con atti terroristici e rappresaglie che costarono la vita a oltre 2.000 persone tra uomini e donne in maggioranza algerini/e. Anche dopo lo scioglimento della OAS, l'esistenza di Venner rimane invischiata nell'ideologia nazionalista e colonialista, nel razzismo e l'islamofobia che orientano tutte le scelte politiche e plasmano la sua identità. Un fascista, un uomo la cui morte rappresenta quasi un sollievo. Un vecchio, che dopo una vita spesa a dispensare odio e risentimento, trova un ultimo terreno di battaglia impegnandosi contro la legge francese – approvata in aprile – che estende il diritto di matrimonio e adozione alle coppie omosessuali. Chi era Domique Venner, dunque? Un vecchietto razzista, sessista e omofobo. Non c'è “lato umano”, dettaglio biografico o revisionismo soft post-mortem, che possa opacizzare il giudizio storico e politico su una vita spesa a produrre e diffondere odio.

martedì 30 aprile 2013

What's Body? Il Corpo come Volontà e Rappresentazione.

Terzo incontro del ciclo di seminari "What's Body?".
Dopo l'incontro introduttivo 'Geografie dei corpi' con Marco Pustianaz, e dopo l'incontro "Lavori in corpo" con il Laboratorio Smaschieramenti di Bologna, prosegue la riflessione sul corpo con il terzo appuntamento dal titolo 'Il Corpo come volontà e rappresentazione'.

Intervengono Cristian Lo Iacono e Barbara De Vivo che, attraverso la lente della teoria Queer e dell'intersezionalità, ci aiuteranno ad addentrarci nella spinosa questione della costruzione del corpo e dell'identità, in bilico tra la volontà e l'autodeterminazione da un lato, e la rappresentazione e gli stereotipi dall'altro.


Alcuni suggerimenti bibliografici sull'intersezionalità:

Ahmed, S. (2006), Queer Phenomenology: Orientations, Objects, Others, Duke University Press, Durham.

«Dark Matter», 3, Maggio 2008, numero monografico dedicato alla sessualita postcoloniale http://www.darkmatter101.org/site/category/journal/issues/3-post-colonial-sexuality/

Dorlin E., Performa il tuo genere! Performa la tua razza!, in «Controstorie, Razzismo_Genere_Classe», n.1, 2008.

Kuntsman, A., Queerness as Europeanness: Immigration, Orientialist Visions and Racialized Encounters in Israel/Palestine, in 'Postcolonial Sexuality', Dark Matter, 3, (2008) http://www.darkmatter101.org/site/2008/05/02/queerness-as-europeanness-immigration-orientialist-visions-and-racialized-encounters-in-israelpalestine/

Puar, Jasbir K., Omonazionalismo, Islamofobia e “pinkwashing” e i loro sviluppi recenti, http://www.facciamobreccia.org/content/view/538/1/

mercoledì 17 aprile 2013

Lavori in corpo: produzione, riproduzione e stereotipi. Secondo incontro del ciclo di seminari 'What's Body?'

Dopo l'incontro introduttivo 'Geografie dei corpi' che abbiamo tenuto assieme a Marco Pustianaz, la riflessione sul corpo all'interno del progetto 'What's Body?' prosegue con un secondo appuntamento del ciclo seminariale dal titolo 'Lavori in corpo: produzione, riproduzione e stereotipi'.
Come i corpi vengono messi al lavoro dai paradigmi di produzione e riproduzione? Come vengono messe a valore le differenze? Quali stereotipi si producono attorno al genere e al lavoro?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi da cui partiremo per una discussione aperta e condivisa con cui proseguire e allargare le riflessioni iniziate nel corso del primo incontro.
Per farlo ci sarà assieme a noi il Laboratorio Smaschieramenti di Bologna.

L'appuntamento è per lunedì 22 aprile alle ore 17.30 a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche di Torino (via S. Ottavio, 20).


Di seguito una breve bibliografia utile in vista dell'incontro:
- Nuda e illegale contro il capitale di Lab. Smaschieramenti
- Gender and race management in post colonial Italy di Anna Curcio
- La femminilizzazione del lavoro nel capitalismo cognitivo di Cristina Morini
- Biowelfare e donne migranti - intervista a Cristina Morini
Stato, lavoro, rapporti di sesso nel femminismo marxista, saggio di Maria Rosa Dalla Costa in: Alisa del Re, Stato e rapporti sociali di sesso.


Vi aspettiamo!
Laboratorio Sguardi Sui Generis

lunedì 15 aprile 2013

Seminario 'Nazionalismi invadenti: generi, rappresentazione, ruoli'

Mercoledì 17 Aprile, ore 17.30
Aula 9, Palazzo Nuovo. 
Il Laboratorio Sguardi sui Generis presenta il primo appuntamento del ciclo:

"Variabili femministe".
Seminario itinerante ispirato dal libro Femministe
a parole. Grovigli da districare e organizzato da
FemminismItineranti a partire da alcune parole chiave condivise.

"Femministe a parole. Grovigli da districare" 

è il dizionario ragionato costruito attorno ad una
scelta di 49 parole-chiave pubblicato a cura di Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza
Perilli, Roma, Ediesse 2012.

FemminismItineranti
è una rete di singole e realtà femministe torinesi nata a partire da incontri, scambi, desideri sollecitati dalla lettura del testo a cui hanno aderito: AlmaTerra, Archivio delle Donne in Piemonte, Centro Studi del Pensiero Femminile, Donne in Nero-Casa delle Donne, Indignate Rosse, L’Altramartedì, Me-dea, SguardiSuiGeneris.

Il seminario itinerante è aperto a tutte e a tutti color* che condividono una prospettiva antirazzista, antisessista, antiomo&transfobica, antifascista.

(Per info e contatti femminismitineranti@gmail.com)


Il primo incontro verterà sulle seguenti parole-chiave:
Classe
Donne di destra
Madre Patrie
Omonazionalismo
Tricolore

Alcuni consigli su letture utili in vista della discussione che si terrà durante il primo incontro:
Un corpo di donna va pur sempre bene – Note attorno all’immaginario della crisi di Uninomade
- COSA SI CELEBRA INSIEME ALL'UNITÀ D'ITALIA? NOTE SUL 17 MARZO
- FALSI AMICI E CATTIVA COSCIENZA. A proposito dei tentativi di impiegare le questioni di genere in chiave eurocentrica e razzista
ICONOGRAFIA DELLA CRISI - Breve incursione nell'immaginario montiano in prospettiva di genere

domenica 7 aprile 2013

Appunti sul seminario 'Geografie dei corpi' con Marco Pustianaz


Pubblichiamo alcuni appunti e riflessioni a seguito dell'incontro seminariale 'Geografie dei corpi' con Marco Pustianaz che abbiamo proposto all'interno del progetto 'What's Body?'. Al fondo abbiamo riportato anche gli audio del seminario e alcuni riferimenti bibliografici utili.
Il prossimo appuntamento di 'What's Body?' è per il 22 Aprile con il seminario 'Lavori in corpo - Produzione, riproduzione e stereotipi' assieme al Laboratorio Smaschieramenti di Bologna...a brevissimo daremo maggiori informazioni e riferimenti sull'incontro!

Cos’è il corpo? La domanda già suona impropria.

Chiedendoci “cosa è un corpo” stiamo oggettivando una parte di noi, come se questa si potesse guardare indipendentemente, o al di là, di quel “noi”. Possiamo? Possiamo scinderci dal nostro corpo ed osservarlo davvero? Con questa domanda, il corpo, lo stiamo rendendo generico? Un generico corpo x ? E perché utilizziamo la lingua inglese? Forse per prender distanza da quel “oggetto”? Da quella domanda?
 ... domanda così diretta da provocar spavento?

I movimenti femministi degli anni Settanta combattevano e portavano avanti le loro istanze proprio a partire dal corpo, dal proprio corpo. Corpi specifici e legati a delle soggettività concrete. Attorno a questi si sviluppavano discorsi a partire da concetti quali l’autodeterminazione, la liberazione sessuale, la riproduzione, la violenza sulle donne. Questi discorsi erano molteplici. La storia del femminismo, o meglio dei femminismi, è storia di provocazioni e, spesso, di contraddizioni, ma è sicuramente in questa storia che nasce l’esigenza di portare il corpo, con i suoi aspetti più intimi e privati, nell’arena pubblica e politica.

Perché oggi riproponiamo una domanda così esplicita sul corpo? Quali sono le nostre esigenze? Dove avvertiamo delle problematicità attorno a questa parola, tanto da spingerci ad interrogarci su di essa?

Come Laboratorio Sguardi Sui Generis siamo convinte che la provocatorietà insita nel modo e nel fatto stesso di porre una simile domanda, ci appartenga, oggi quanto ieri. Infatti in un oggi dove la sanità, il lavoro, l’istruzione, la cultura vengono smantellati ogni giorno di più, i nostri corpi, proprio i nostri, perdono diritti: diritto di ammalarsi; di riposare, di disporre di sé, di aver coscienza di sé e degli altri.

martedì 12 marzo 2013

"Geografie dei corpi": primo incontro seminariale di What's Body?


What's body? questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e chiarificatrice...

Il progetto attorno al corpo prosegue. Dopo vari incontri, alcuni di pura discussione, altri organizzati attorno a un tema specifico organizziamo una serie di seminari che si propongono di indagare i corpi da diverse prospettive. Scegliamo una riflessione collettiva perché siamo convinte che la scelta di cosa fare del proprio corpo non sia soltanto individuale ma chiami in causa gli altri: le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica, i conflitti...
A partire da noi, quindi dai nostri corpi e dalle nostre domande su questo fatidico e instabile concetto – eppure così concreto dato di fatto – vogliamo dunque percorrere varie strade.

Il primo incontro si propone come momento introduttivo in cui cominciare a discutere assieme della questione del corpo. Lo faremo assieme a Marco Pustianaz, teorico e attivista queer.


L'incontro è stato pensato come un momento di discussione aperta e partecipata, di analisi e di ragionamento. Partendo da una mappatura semplice (e senza pretese di esaustività), vogliamo aprire uno spazio di dibattito in cui porre domande, dubbi questioni aperte.






lunedì 18 febbraio 2013

Danzare contro la violenza


Appunti di riflessione a cura del Laboratorio Sguardi Sui Generis

One billion rising: un flash mob globale per denunciare la violenza sulle donne. Le ragioni, le parole d'ordine, le immagini e i luoghi della giornata si trovano facilmente in rete. Con queste brevi riflessioni non vogliamo approssimare un bilancio complessivo e globale della giornata e dell'iniziativa. Al contrario, vogliamo provare a guardarla con il più provinciale e provincializzato degli sguardi. Difficile stabilire onestamente cosa One billion rising possa aver significato per molte donne in tante parti del mondo. Più semplice – e forse utile – qualche considerazione critica a partire da noi. La scelta di smorzare l'enfasi globale di One billion rising per provare a descriverla in prospettiva parziale e situata è motivata da alcuni elementi che riteniamo di prima importanza.
Nel discorso pubblico la violenza sulle donne è descritta in prospettiva globale soltanto quando la si prende in considerazione a partire da coloro che la subiscono, mai per tratteggiare il profilo di coloro che la compiono: le vittime di violenza sono le donne come corpus omogeneo, mentre i perpetratori della violenza non sono mai raccontati come agglomerato indifferenziato. L'asimmetria nasconde un duplice equivoco di natura politica che è utile esplicitare. In primo luogo, la rappresentazione essenzializzata della vittima (le donne tout court) è funzionale a una descrizione della violenza completamente sganciata dalle forme relazionali che l'accompagnano e dalle condizioni materiali che la favoriscono. Ciò fa si che la generica condanna della violenza non si trasforma mai in una critica reale della violenza che presupporrebbe l'analisi dei canali, delle condizioni e dei luoghi attraverso cui la violenza si produce e si trasmette ai danni di madri, mogli, fidanzate, nipoti, studentesse, e così via. Un elenco orientato non a costituire una tassonomia vittimaria, ma piuttosto a decostruire il significante donna come generico indifferenziato e, soprattutto, dematerializzato.