La prima volta che mi
sono draggata, “travestita da uomo”, è stata un'esperienza molto
forte, avevo letto del workshop drag king da qualche parte e mi ci
ero iscritta, timidamente, aspettando l'ultimo secondo utile. Delle
parole dette non ricordo molto - costruzione e decostruzione,
performatività, parodia, svelamento – quello che, a distanza
di tempo ed esperienze, continuo a ricordare meglio sono i riflessi
di volti concentrati, intenti a cambiare fisionomia.
I peli, appicicati con
cura sul viso, non diventano come d'incanto barbe vere, eppure sono
tutt'altro che “posticce”, come le maschere di una scena
teatrale, sanno trasfigurare la realtà mostrandone verità profonde.
Per molt* draggarsi, almeno per la prima volta, è un'esperienza di
forte ampliamento della percezione del sé, delle proprie possibilità
di essere e, di riflesso, di comprensione corporea della rigida
prescrittività nella quale ci troviamo a vivere quotidianamente.
Come Laboratorio
organizzare un workshop drag king ha voluto dire provare ad attraversare collettivamente questo tipo di
esperienza ampliandone la possibilità di analisi. Ci ha permesso di
ricogliere e ricollocare quelle parole chiave di decostruzione capaci
di mostrare e descrivere alcuni di quegli aspetti più normativi e
falsamente neutri della società. “Giocare con i generi”
significa saper rendere evidente la falsità della naturalità di
maschile e femminile. Permette di evidenziare il persistere di un
rapporto di potere asimmetrico tra uomini e donne e, non ultimo,
mette in luce come l'eterosessualità si rappresenti oggi come un
orientamento neutro rispetto ad altre scelte sessuali possibili,
oscurandone la propria normatività. (Per un approfondimento sul
fenomeno drag king in Italia rimandiamo a Il re nudo
a cura di M. Baldo, R. Borghi, O. Fiorilli)








