Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

martedì 24 gennaio 2012

Incontro di preparazione dell'iniziativa in solidarietà alle lavoratrici Omsa

Invitiamo tutt* a partecipare giovedì 26 gennaio h 18- alla residenza occupata di via Verdi 15 Torino-all'incontro di preparazione dell'iniziativa in solidarietà alle lavoratrici Omsa, che si terrà sabato 28 in varie piazze d'Italia. A breve, inoltre, pubblicheremo i luoghi in cui si terranno i presidi nelle varie città

venerdì 20 gennaio 2012

Appello per un'azione di Solidarietà Concreta

Dal 2010 ormai prosegue la vertenza delle operaie dello stabilimento della Omsa di Faenza, minacciate di perdere il lavoro per una delocalizzazione della produzione che nulla ha a che vedere con la crisi e tutto ha a che fare con il profitto; la vigilia di Capodanno il gruppo GoldenLady ha comunicato alle 239 lavoratrici ancora occupate che il 12 marzo 2012, alla fine della cassa integrazione, saranno licenziate.
La perdita di qualsiasi scrupolo da parte dell'azienda ha sollevato la giusta  indignazione di molti/e, decis* a solidarizzare con la lotta di queste lavoratrici. Da tempo è partita una campagna di boicottaggio dei prodotti del gruppo che, anche grazie ai social media, sta raggiungendo un notevole livello di diffusione.
Come donne, collettivi e realtà autorganizzate vogliamo diffondere un appello per un'iniziativa congiunta in tutte le città italiane Sabato 28 Gennaio.
Con volantinaggi, striscioni, musica, presidi, flash mob ed ogni altro strumento utile, proponiamo una giornata di informazione e boicottaggio attivo di fronte ai punti vendita del gruppo GoldenLady (Golden Point).
Nel pieno dei saldi, quando all'azienda farebbe gola vendere il più possibile, vogliamo stare nelle strade per ricordare a chi pensa solo al proprio profitto che le scelte di produzione non possono passare sopra le nostre vite.
Diffondiamo questo appello a tutte le realtà organizzate, femministe e non, e alle singole persone che desiderano impegnarsi per dimostrare solidarietà concreta a questa lotta.

Piuttosto che vestire sfruttamento, 
le calze ce le disegneremo sul corpo!


Lavoratrici OMSA
Laboratorio Sguardi Sui Generis (Torino)
Mujeres Libres (Bologna)
Collettivo Anillo De Fuego (Palermo)
AsseDonne Guernica (Modena)
Le Ribellule (Roma)
Collettivo Drude (Urbino)
Le De’Genere (http://de-genere.blogspot.com/)
Femminismo A Sud (femminismo-a-sud.noblogs.org)
Xxd - Rivista di varia donnità (xxdonne.net)
Collettivo Me-Dea (Torino)
Sconfinamenti (Napoli)
Collettivo Le Grif (Pisa)
Collettivo Malefimmine (Palermo)
Folpette femministe, antifasciste, antimilitariste - Padova
Collettivo VengoPrima!
Minerva Jones & Ginevra (minervajones.blogspot.com)
Centro Sociale Askatasuna (Torino)
Collettivo Universitario Autonomo Torino (cuatorino.org)
Collettivo di Lettere e Filosofia Torino
Collettivo Comunista Piemontese
Csa Intifada/Comunità in resistenza (Empoli)
Altraagricoltura nord-est Padova
Lavoratrici Slai Cobas
Un altro genere di comunicazione
RosaRosae (Bologna)
Rifondazione Comunista - Federazione della Sinistra della Valle D'Aosta
Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole- Roma
Associazione Orlando e Centro delle donne di Bologna (www.women.it)
Lavoratrici, disoccupate di Taranto - Slai cobas
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
Sud de-genere (http://suddegenere.wordpress.com/)
Pia Covre e Lucciole Pordenone
DonneViola
Comitato Se Non Ora Quando di Bologna
CSA Doroni (Cremona)
ArciLesbica - Bologna
Collettivo Mine Rosse  
Collettivo Colpo di Streghe (Mantova) 
Tilt (Pisa)
Francesca Sanzo (www.francescasanzo.net)
Vincenza Perilli (marginaliavincenzaperilli.blogspot.com/)
Vita da Streghe (http://vitadastreghe.blogspot.com/)
Valentina S. (http://www.consumabili.blogspot.com/)
Sabrina Ancarola (sabrinaancarola.blogspot.com/)
Barbara Romagnoli (www.barbararomagnoli.info)
Franca Treccarichi
Roberta Galeano
Laura Cima
Ferdinanda Vigliani
Melina Caudo
Nicoletta Dosio (Movimento NO TAV)
Antonio Caprari
Frida Alberti
Tiziana Musto
Micol Cavuoto
Claudia Adami
Rita Castellani
Monica De Marco
Valentina Faraone
Mario Badino
Adriana Perrotta Rabissi
Lorenza Valentini
Micaela Arcari
Monica Perugini

Liliana Ellena

Maria Teresa
Luisa Vicinelli
Claudia Stella
Paola Pes
Giulia Manca
Sara Deledda


Per adesioni: sguardisuigeneris@gmail.com

martedì 17 gennaio 2012

Verdi Quindici Occupata

Pubblichiamo l'intervista realizzata durante l'ultima puntata di Interferenze con Pamela, studentessa borsista che ci ha raccontato della recente occupazione di una residenza universitaria a Torino.

Di seguito il comunicato diffuso dagli studenti e le studentesse per spiegare le ragioni dell'occupazione:

Oggi, 12 Gennaio 2012, il Movimento Borsisti Edisu, in seguito all'ennesima assemblea tenutasi a Palazzo Nuovo, ha deciso di occupare una delle residenze universitarie dell'Edisu, sita nel cuore della città e chiusa per motivi di ristrutturazione.
Questa la nostra risposta al rifiuto da parte della Regione Piemonte di stanziare i fondi necessari a garantire la copertura del 100% delle richieste di borse di studio agli aventi diritto.
La scelta politica della giunta Cota è quella di negare a migliaia di studenti, fuori sede e non, la possibilità di proseguire gli studi, togliendo loro i contributi economici delle borse di studio e l'ospitalità nelle residenze sostituendoli con la formula indefinita dei “prestiti d'onore” concessi dalle banche agli studenti e da restituire al termine del percorso di studi. È facile intuire che con le inesistenti possibilità di trovare lavoro in questo mercato che ci vuole tutti precari, questo prestito non è altro che un'altra forma di indebitamento.
Oggi si è avuto notizia dello sfratto di due ragazzi che fino allo scorso lunedì alloggiavano come ospiti del Politecnico nella residenza Edisu sita in via Borsellino. I due ragazzi risultano avere tutti i requisiti richiesti per ottenere la borsa di studio ed il posto letto ma non risultano vincitori per mancanza di fondi: si trovano cosi nella stessa situazione degli altri 8000 studenti idonei ma non vincitori.
Questo episodio dimostra ancora una volta l'urgenza di una mobilitazione che oggi si concretizza nell'occupazione di una residenza universitaria, luogo che riteniamo nostro per diritto, non essendo più disposti a tollerare atteggiamenti di indifferenza nei nostri confronti.
Chiediamo quindi a Trabucco, presidente dell'Edisu di esprimersi pubblicamente rispetto alla situazione in cui versa l'ente e di attivarsi politicamente facendosi carico delle richieste del Movimento Borsisti Edisu.
Studenti e studentesse dalla Verdi occupata

giovedì 12 gennaio 2012

...Ma allora c'è la storia...

"Quindi, lo spirito dei nostri e quello della brigata nera...la stessa cosa?"
"La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, lì nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto.
 Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? Uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.
L'altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero. [...] Io credo che il nostro lavoro politico sia anche questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l'uomo contro l'uomo”

[Da “Il sentiero dei nidi di ragno”, Italo Calvino]


Nei giorni successivi all’aggressione fascista di Firenze in cui Samb Modou e Diop Mor sono rimasti uccisi e diversi altri senegalesi feriti, abbiamo assistito ad un grande dibattito mediatico in cui sociologi, opinionisti e personaggi del mondo dello spettacolo hanno speso fiumi di parole sull’accaduto e sull’esistenza di gruppi come Casa Pound.
Di fronte alla gravità di episodi di questo tipo non possiamo non pensare al processo di sdoganamento di cui hanno beneficiato personaggi dichiaratamente fascisti, seppur del terzo millennio, come quelli di Casa Pound. Questo grazie a retoriche pericolosamente revisioniste che negli anni hanno tentato di veicolare una facile fascinazione verso la loro esistenza e le loro attività: in particolar modo quelle a presunto carattere “sociale”.

Questo tipo di discorsi si muove tendenzialmente su due piani: un primo, secondo cui, in nome di una ‘democrazia tout court, è giusto che tutti e tutte abbiano la possibilità di diffondere il proprio pensiero, anche quando si tratta delle idee di chi non fa mistero di definirsi ‘fascista del terzo millennio’ e va in giro ad aggredire migranti, omosessuali, prostitute...Forse anche questo rientra nella libertà di azione di ognuno?
Solo pochi giorni fa, ad esempio, in provincia di Ancona, alcune sex workers sono state aggredite con estintori e taniche di benzina al grido di ‘Viva il Duce’ e questo è purtroppo solo l'ultimo di una lunghissima serie di aggressioni.

Il secondo piano consiste invece nel tentativo di ripulire l'immagine di questi personaggi, presentandoli come impegnati socialmente e difendendo le campagne che portano avanti; una tendenza che, soprattutto negli ambienti di una certa sinistra, sembra essere addirittura chic!
Come se non bastasse questi gruppuscoli cercano di appropriarsi continuamente, in maniera strumentale, di pratiche e parole d’ordine altre, oltre che dell'immagine di personaggio famosi come Rino Gaetano, o di celebri fumetti, con lo scopo di creare un immaginario trendy, che possa essere accattivante per i/le giovani. Anche in questo molti giornali e opinionisti della cosiddetta sinistra, per il semplice gusto di esser provocatori, spesso fanno il loro gioco, facendo loro pubblicità e mostrandone un'immagine che non sarebbe poi così diversa da chi sta dall'altra parte...ma attenzione... Allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Noi questo lo sappiamo bene!

Retoriche di questo tipo, e la presunta ed ambigua neutralità da cui muovono, sono assolutamente pericolose e inaccettabili perché aprono la strada a pericolosi revisionismi e creano spazi di agibilità ai vari gruppi neofascisti, portando con sé diverse conseguenze.

Non solo le aggressioni di cui abbiamo avuto esempio nelle ultime settimane, ma anche il fatto che diversi personaggi che si sono fatti le ossa in vari gruppuscoli neofascisti hanno oggi raggiunto cariche istituzionali dall’alto delle quali portano avanti politiche reazionarie.
E’ il caso, fra gli altri, di Augusta Montaruli, ex esponente della lista universitaria FUAN e ora consigliere regionale piemontese, la quale ha recentemente stilato un’agghiacciante proposta di legge per la riforma dei consultori, definendoli come luoghi in cui si compie una scelta obbligata per assenza di alternative.
Tale riforma azzera il diritto all'autodeterminazione di ciascuna donna imponendo la presenza del movimento per la vita all'interno dei consultori ed ostacolando in ogni modo la scelta dell’aborto.

Crediamo sia più che mai necessario rivendicare un antifascismo che non sia mera retorica ma che sia pratica quotidiana e militante, quella stessa che il partigiano torinese Lino, recentemente scomparso, non si stancava di incoraggiare in tutti e tutte noi con la sua testimonianza e con l’appoggio alle iniziative di resistenza che fino all’ultimo giorno ha portato avanti con noi, come esempio per noi!

Consapevoli che sempre c'è la storia...Laboratorio Sguardi Sui Generis

lunedì 9 gennaio 2012

Boicotta Omsa!

Con un fax, la vigilia di Capodanno, il gruppo GoldenLady ha fatto sapere alle 239 lavoratrici dello stabilimento Omsa di Faenza che il 12 marzo 2012, alla fine della cassa integrazione, saranno licenziate.
La vicenda di Faenza risale al 2010 quando arrivò, all’improvviso e senza nessuna comunicazione ai sindacati, l’avviso di chiusura e l’inizio della cassa integrazione. I macchinari furono immediatamente portati via e rimase solo una produzione minima.
La vicenda Omsa è stata immediatamente accompagnata da iniziative di solidarietà, tra cui la campagna di boicottaggio.
Mentre l’etichetta “crisi” diventa spesso il pretesto per chiedere sacrifici da parte dei lavoratori, nei confronti di imprenditori e aziende, in nome di una generica “solidarietà” nazionale, il caso Omsa dimostra come anche laddove la crisi non c’è a prevalere sono sempre gli interessi del profitto.
Ai microfoni di Interferenze, la diretta telefonica con Samuela, una delle lavoratrici della Omsa di Faenza.

http://radioblackout.org/wp-content/uploads/2012/01/Omsa.mp3

lunedì 12 dicembre 2011

Quando non si può dire la verità - riflessioni sul rogo della Continassa

E' da sabato sera che ne parliamo fra noi, che scriviamo sms ai compagni, alle compagne, ai genitori, incapaci di stare ferme di fronte ad un fatto tanto orribile, tanto schifoso, tanto significativo dei nostri tempi.
Ecco cosa succede quando non si può dire la verità, quando la morale ossessiona le famiglie sulla verginità delle figlie, tanto da obbligarle a frequenti visite ginecologiche per accertarne l’integrità.
Eppure la violenza è antecedente ai fatti accaduti, è già nata nella norma, morale o moralista che sia, per cui le donne devono essere perbene e, soprattutto, non devono avere una sessualità al di fuori dei sacramenti.

Sulla libertà di Adama, un caso 'normalmente eccezionale'

Segnaliamo l'intervista realizzata durante la puntata odierna di Interferenze con Paola delle rete Migranda, che ha condiviso con noi alcune riflessioni sulla liberazione di Adama dal CIE di Bologna (avvenuta qualche giorno fa) e sul lavoro che come rete portano avanti per la libertà dei e delle migranti.


Qui di seguito il pezzo 'Sorridendo, non senza durezza: considerazioni attorno alla libertà di Adama' pubblicato nei giorni scorsi su Migranda.


Adama adesso è libera, e riprende in mano una libertà comunque difficile, perché porta ancora i segni delle ferite lasciate da un uomo e da tre mesi di lunga, vuota detenzione in un Centro di identificazione ed espulsione. Ora giunge il tempo di fare alcune considerazioni che vanno al di là della gioia e del nostro lungo sorriso per aver contribuito alla libertà di Adama. Ora s’impone una presa di parola, affinché la sua storia e la nostra voce non restino singolari e non si spengano nel clamore improvviso di un caso eccezionale.

martedì 6 dicembre 2011

Di lavoro si muore

E' di qualche giorno fa la notizia che, in provincia di Venezia, una ragazza di 22 anni, schiacciata e uccisa da un muletto dell'azienda doveva lavorava in nero, è stata regolarizzata a poche ore dalla sua morte.
Non possiamo che provare grande rabbia per l'ennesimo e tragico caso che ci mette di fronte a quella che per molti è la condizione lavorativa di oggi: una realtà fatta di precarietà ed estrema ricattabilità, di lavori in nero e sottopagati.
L'ennesimo caso che sarebbe passato sotto silenzio, non fosse per il risvolto ancor più agghiacciante che la vicenda ha avuto, e che in molti si affretteranno probabilmente a liquidare come 'un incidente' o 'una tragica fatalità', rimuovendo ancora una volta le pesanti responsabilità di chi quotidianamente ci impone di lavorare a queste condizioni.
E nel far pesare queste responsabilità non possiamo non pensare ai nostri neo-ministri dalla lacrima facile, pronti a mostrarsi addolorati nell'imporci misure di sacrificio, ma altrettanto solerti nell'approvare manovre di austerity che aprono la strada ad un futuro ancor più incerto e precario in materia di lavoro.


La notizia su Il Gazzettino.it

lunedì 5 dicembre 2011

ANCHE AL GOVERNO, LE DONNE PIANGONO


Nella conferenza stampa della "manovra" che il governo tecnico ci propone, leggiamo tra le righe – ma anche nelle parole esplicitamente pronunciate – una spaventosa presentazione delle "riforme" che ci vogliono far subire.
Come donne, ragazze precarie, studentesse, abbiamo ben presente che la crisi non è neutra al genere e che i tagli allo stato sociale prevedono una vittima, sopra tutte le altre: la donna, caricata del compito di sopperire a tutte le mancanze pubbliche in fatto di cura, una strada di riforme ben segnata da Sacconi nel suo Libro Bianco, da cui nessuno dei successivi governanti si è discostato di una virgola.
Nel nuovo governo, eletto dal mercato e dalle banche, è emblematica la presenza e la portata "riformista" della neoministra al Welfare, Elsa Fornero, cresciuta e coccolata in casa San Paolo-Intesa S.p.A.
Allo stesso modo non ci sono sfuggiti i nodi principali della sua riforma pensionistica lacrime e sangue: per chi prevedeva di andare in pensione a breve, si prospetta un livello pensionistico da fame che viene proposto gradualmente, con un periodo di transizione dal sistema attuale che a null'altro serve se non a farci digerire il boccone amaro di una vecchiaia senza dignità. Soprattutto non è previsto alcun differenziale di età pensionabile in termini di genere  - che  da  anni costituisce il palliativo dato alle donne in cambio di un'esistenza consacrata al lavoro riproduttivo non retribuito -  che va ad aggiungersi alle condizioni di maggiore saltuarietà e precarietà del lavoro salariato femminile.
È drammatico che la ministra tenti di appropriarsi di concetti come "reddito minimo garantito", che nella sua visione non rappresenta per nulla la garanzia di un diritto di esistenza nella precarietà che ci impone il capitalismo attuale, ma solo un palliativo e un paciere sociale contro lo scontento delle classi subalterne, e non riusciamo ad immaginarci come il pareggio dei conti pubblici paventato per il 2013 possa conciliarsi con questa proposta, facendone ancora di più uno specchietto per le allodole per distrarci, al pari con il milione di posti di lavoro propagandato da Berlusconi in campagna elettorale.
Le lacrime teatralmente spuntate al pronunciare la parola 'sacrificio' non suscitano in noi nè empatia nè vicinanza, ma ancora più forte fanno esplodere la nostra rabbia nei confronti di chi il sacrificio ce lo impone, e che proprio non riesce a farcelo digerire.
Quale banale rappresentazione del femminile sociale, emotivo e votato alla compassione ci ha proposto il ministro!
Quando si parla di "Se non le donne, chi?" questo vuole essere il personaggio politico rappresentativo delle donne di potere? Quelle che ti tolgono anche la pelle per venderla al mercato, e poi ne piangono come se fossi un/a figliolo/a, come una madre che ci manda a dormire senza cena, "ma per il tuo bene, così impari", e via di lacrimuccia.
Noi le lacrime mediatiche le rispediamo al mittente, a noi le lacrime danno la nausea, noi urliamo di rabbia per i piani che fanno sulle nostre vite e sul nostro futuro, non ci commuoviamo all'idea dei sacrifici, noi lotteremo  per avere ciò che ci spetta, fino all'ultima briciola!

giovedì 1 dicembre 2011

Dall'assemblea 'Nessuno spazio al Movimento per la vita!'

Il 28 Novembre a Palazzo Nuovo si è svolta un'assemblea informativa a proposito dell'intervento dei movimenti per la vita all'interno dei consultori pubblici, che ha visto il contributo del nostro Laboratorio (Sguardi Sui Generis), quello de Le Ribellule di Roma e quello delle Mujeres Libres di Bologna.
Proprio il fatto che fossero presenti tre collettivi che si occupano di questa tematica, ciascuno nei propri territori, è un elemento sul quale riflettere. Il primo dato emerso è infatti la trasversalità degli attacchi all'autodeterminazione delle donne ed alla legge 194: sia in Emilia Romagna che in Lazio che in Piemonte le varie giunte regionali stanno elaborando protocolli pressoché identici fra loro e che vanno tutti esattamente in questa direzione; anche in Lombardia si stanno promuovendo delibere simili.
Numerosi interventi fatti da donne presenti all'assemblea hanno chiarito infatti come anche nella regione lombarda la situazione dei consultori pubblici e l'aumento esponenziale dei medici obiettori sia un primo grande ostacolo che si pone di fronte alla donna nel momento in cui volesse scegliere di interrompere una gravidanza.
Il tema del turn over dei medici e dell'obiezione di coscienza è stato quindi un altro elemento di discussione: oltre ad avere ricadute sulla possibilità stessa di interrompere la gravidanza, è un elemento allarmante pensando soprattutto in prospettiva futura.
Il fatto che siano principalmente medici giovani ad essere obiettori porta a riflettere sulle condizioni in cui, chi decide di occuparsi di interruzione di gravidanza, si trova a lavorare. Sotto le crescenti pressioni prodotte dal rafforzamento dell'ideologia antiabortista, questi medici si ritrovano infatti schiacciati da un sovraccarico di lavoro che li porta a svolgere quasi esclusivamente l'aborto, senza poter esprimere la propria professionalità a 360° e subendo continuamente le tensioni di un lavoro stigmatizzato.
Simili condizioni rispecchiano sempre meno la possibilità di scelte reali su come dedicarsi alla professione ginecologica quanto piuttosto lo smantellamento di un generale concetto di autodeterminazione dei soggetti.
Tutto questo a partire dall'attacco diretto alla libertà di scelta delle donne.

Vi proponiamo alcuni video tratti dall'assemblea:
La legge Tarzia (Lazio)
La legge Bignami (Emilia Romagna)
I casi di Forlì, Modena e Correggio
Intervento dal pubblico su turnover dei medici e obiezione di coscienza